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Paragrafo 3 . I moti nel regno delle due Sicilie.


Anche   nel  regno  delle  due  Sicilie,  come  in  Spagna,   esisteva
un'opposizione abbastanza diffusa, ma non troppo forte, perch  divisa
al  suo  interno. I pi moderati, in gran parte ufficiali e funzionari
ex  murattiani,  limitavano le loro richieste  alla  Costituzione;  le
forze pi avanzate, che provenivano soprattutto dalla borghesia e  dai
gradi   inferiori  dell'esercito  e  facevano  capo  alla  Carboneria,
chiedevano  l'applicazione integrale della Costituzione  spagnola  del
1812 e l'attuazione quindi di un regime parlamentare, che riducesse al
minimo i poteri del sovrano.
     La  notizia del moto spagnolo, comunque, fece superare  contrasti
e  indecisioni.  L'iniziativa fu assunta il  1  luglio  1820  da  due
ufficiali  carbonari  della guarnigione di  Nola,  i  tenenti  Michele
Morelli  e  Giuseppe Silvati; questi, affiancati dal  sacerdote  Luigi
Minichini, anch'egli aderente alla Carboneria, insorsero con  il  loro
squadrone  di  cavalleria,  alla  testa  del  quale  marciarono  verso
Avellino.  La  rivolta dilag in altri territori, sotto  la  guida  di
gruppi  di  borghesi armati ed ebbe l'adesione di numerosi  soldati  e
ufficiali,  tra  cui  il generale Guglielmo Pepe,  che  aveva  servito
nell'esercito   napoleonico.   Il   re   Ferdinando    primo,    vista
l'impossibilit  di attuare un'efficace repressione,  fu  costretto  a
concedere la Costituzione.
     
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     Ottenuti  questi primi successi, anche a Napoli, come in  Spagna,
i  moderati e i democratici, che avevano raggiunto un accordo politico
e militare durante la prima fase insurrezionale, tornarono a dividersi
e  a scontrarsi a proposito delle scelte politiche future, indebolendo
il fronte rivoluzionario.
     Ulteriori  difficolt per il movimento rivoluzionario  provennero
dalla  rivolta siciliana. A Palermo, una grande sollevazione popolare,
iniziata il 15 luglio, promossa e diretta dalle maestranze, cio dalle
corporazioni degli artigiani e degli operai, e sostenuta dalla nobilt
e  dalla  borghesia separatiste, sfoci nella formazione di un governo
provvisorio, che rivendic l'indipendenza della regione da Napoli.  Le
istanze  separatiste  palermitane,  per  altro  scarsamente  condivise
nell'isola, spinsero il governo napoletano ad intervenire militarmente
in  Sicilia.  Le  truppe napoletane, guidate dal  generale  Florestano
Pepe,  che, essendo venuto a patti con gli insorti, fu sostituito  dal
generale Pietro Colletta, attuarono una dura repressione, favorite dal
sostegno  di volontari messinesi e catanesi ostili a Palermo  e  anche
dai contrasti tra la nobilt e il popolo palermitani.
